27.7.17

Dentro il tunnel
















Ok. Bene. Ci proverò. Dunque...da dove cominciare?? 
Ci siamo lasciati l'ultima volta che era ancora tempo di panettoni...considerando che adesso si fa a gavettoni, niente male.

Sei mesi.

Cosa è successo in questi sei mesi?

Beh ammetto che di epicità cen'è stata ben poca. Forse di azione si, ma come accennava prima Cane, è sicuramente più il tempo che ho passato appeso tipo salame che quello che ho passato a scalare nel vero senso della parola. Beh, sappiate che me lo aspettavo, forse voi no ma io si, e l'avevo messo bene in conto. Mi spiego:

Quest'anno, precisamente a febbraio, sono entrato ufficialmente nel mio ventennio di arrampicata. E' stato infatti proprio in una giornata di febbraio che toccai la roccia per la prima volta. Quel giorno non potevo certo sapere quanto quella sensazione e quei goffi movimenti avrebbero segnato la mia vita, ma di sicuro sapevo che mi piaceva tanto, e che ne volevo ancora. Bene, eccomi qua, per l'appunto, 20 anni dopo.

Bene, se compierne 26 di vita non mi ha smosso poi così tanto, compierne 20 di arrampicata mi ha fatto riflettere molto. Dopo alti e bassi, tira e molla, amore odio, è ormai constatato che io e l'arrampicata abbiamo un ottimo rapporto di amicizia...come quegli amiconi che son cresciuti insieme e che non si sentono magari per mesi, ma poi sentono la mancanza l'uno dell'altro e quando si rivedono è tutto come è sempre stato, come fossero passati due minuti dall'ultima volta. Ecco, io e la scalata facciamo così. Magari per un periodo ci frequentiamo tutti i giorni, tutti i weekend assieme, vacanze assieme...in altri momenti invece sentiamo l'esigenza di prenderci i nostri spazi e non ci caghiamo di striscio. Fatto sta che questa relazione, dura da ben 20 anni, ed è senz'altro l'unica cosa  (escluso respirare, mangiare, bagno) che faccio da così tanto tempo e bene o male con così tanto entusiasmo. Questa riflessione mi ha portato ad analizzare un pò il tutto, a soppesare sacrifici e soddisfazioni, e a fare un punto della situazione per capire da dove ero partito e con quale spirito, dove sono arrivato, e con quale spirito. Ne ho dedotto che l'arrampicata mi aveva dato tantissimo, abbastanza da ritenermi più che fortunato e soprattutto soddisfatto. Eppure, alla fine della fiera, ancora non mi bastava, e sentivo in me ancora la voglia di migliorare e di mettermi alla prova un'altra volta, e perchè no, su qualcosa di veramente al mio limite. 26 anni mi sembrano un ottimo momento per dedicarsi a qualcosa di grande, e la mia vita, con la piega che ha preso grazie al successo dell'Area51 e ad altre piccole tessere del puzzle che si sono incastrate molto bene tra loro, sembrava stabile abbastanza da permettermi di scendere nel dettaglio, senza fermarsi al primo o al secondo strato sotto la superficie, e per la prima volta dedicare davvero del tempo ad un progetto. Con questo spirito ho ripreso la mia ricerca della via perfetta, ed infine, finalmente, l'ho trovata.

Coup De Foudre, niente meno che la "versione difficile" della via più difficile che abbia mai scalato, ovvero Nirvana, alla grotta dell'Omo, a Sant'Anna di Stazzema, Camaiore.
E' stato emozionante tornare alla grotta dopo tanto tempo e poter mettere le mani su qualcosa di nuovo e conosciuto al tempo stesso. Non sto a spiegare i dettagli della via, ma da subito ho capito che si adattava perfettamente al mio stile di scalata, e che era un'occasione d'oro per poter davvero esprimermi al meglio, conscio di giocare nel mio terreno ed ancora fresco del lavoro fatto su Nirvana, l'anno scorso.

Come sempre il processo è stato lungo, ed il giorno che sono riuscito a risolvere tutti i movimenti, mi sono ritrovato davanti ad un bivio.
Ho preso la rossa, ed ora eccoci qua. Dentro il tunnel.
Detto questo, a Febbraio sapevo, che per un pò non avrei fatto altro che prendere schiaffi, e che avrei dovuto rinunciare ad un sacco di vie e ad un sacco di blocchi che avrebbero potuto mantenere alta la mia autostima con molto meno sbattimento... ma ormai avevo messo la testa su quella dannata via, sapendo di ficcarmi dentro ad un tunnel nero come la pece, senza sapere quando e se mai avrei visto una luce, infondo. Eppure sapevo, che se volevo rischiare di uscirne vivo prima o poi, quello era il momento buttarsi e ficcarsi in questo pasticcio, a testa bassa.

Insomma sono dentro il tunnel, e da qualche tempo la luce infondo al tunnel la vedo, ed anche piuttosto bene. Un paio di volte ho addirittura pensato di essere riuscito a raggiungerla, di esserne fuori... ma Coup de Foudre mi ha subito ricordato che andarci vicino non significa niente, e che non ho ancora finito di guadagnarmi il suo rispetto... ma se pensa di farmi mollare, allora è lei che deve imparare qualcosa su di me.

Beh, parliamo d'altro.
Per mantenere la lucidità mentale (la poca che rimane) e non farmi totalmente schiacciare dall'ossessione, ho deciso sin da subito che avrei alternato le mie giornate su CDF a quante più cose disparate riuscissi a farmi venire in mente, sicuro che tanti piccoli quotidiani cambiamenti di rotta mi avrebbero aiutato a mantenere la calma, ed alta la motivazione: se un giorno ero preciso e metodico sulla via, quello seguente ero lanciato in discesa sul longboard o in mare a cercare di guadagnarmi il mio spazio sulle onde con la tavola da surf. Oppure ero a suonare del punk rock, o a fare tuffi....oppure ero ad Arco di Trento, a sfidare  il Lago rischiando di essere cacciato dalla notte e dal vento.
Foto di Federico Ravassard - Arco Rock Star 2017
Oppure ero a Huliveto, sotto il diluvio universale, rintanato sotto uno strapiombo con la fissazione di trovare una linea nuova a tutti i costi.
Non può piovere per sempre 8A
Oppure ero in Sardegna, per un tour on the road all'insegna dell'improvvisazione, guardando sfilare fuori dal finestrino mare e monti e fermandomi solo dove mi diceva l'istinto.
Oppure ero a Mallorca, a perdermi nel deep water dimenticandomi di tutto il resto e diventando stupido come i bimbi al parcogochi. Su e giù, su e giù ancora ed ancora fino al tramonto e poi al buio.
Oppure ero all'Area51, a scalare fino all'esaurimento e a far festa con tutti gli alien che hanno affollato il nostro AlienLab.

Oppure molto probabilmente ero a vivere nel bosco di Sassofortino con la Black Flag Crew, con una scorta di scatolette di tonno e focaccine nello zaino, seghetto e spazzola di ferro in mano, ed intere giornate da riempire, sonnecchiando su un'amaca, spazzolando via il muschio da nuovi sfuggenti appigli, esplorando o scalando le linee fantastiche dei nuovi settori.
Le scorribande nei boschi di Sassofortino sono sempre state un toccasana per me, ma quest'anno ci siamo trovati tra le mani qualcosa di sorprendente: proprio quando pansavamo di aver visto tutto, e che non rimanessero che le briciole di quello che il bosco poteva offrire ad un boulderista, ecco sbucare dal nulla due nuovi incredibili settori.
Una trentina di nuovi sassi dopo, eccoci a goderci Sassofortino nella sua versione migliore, più ricca che mai di linee, forme e progetti.
Non avrei creduto che proprio in quei giorni, proprio a Sassofortino, avrei riscoperto una cosa davvero importante: come sempre ridendo e spazzolando infatti, io e i ragazzi ci siamo ritrovati davanti a qualcosa di davvero interessante. Quando ho iniziato a spazzolare il sasso ho pensato che sarebbe stato un ottimo modo per impiegare la giornata, ma una volta seduto ai suoi piedi, ho dovuto subito ricredermi: non sembrava che quella linea avesse intenzione di farsi salire in poco tempo.
Quando sono arrivato a Sassofortino il weekend successivo avevo il bosco tutto per me, dato che la banda mi avrebbe raggiunto la sera. Prendendomi il mio tempo, salivo lungo il sentiero fermandomi a scalare i sassi che catturavano la mia attenzione, finchè non mi sono ritrovato davanti alla nuova linea, attirato come fosse stata magnetica. Dopo un paio di tentativi le mie impressioni trovavano conferma, ed ancora una volta sembrava che dovessi rimandare la salita ad un altro giorno. Poi all'improvviso, è arrivata la Magia.
Meteora -8A
Dopo anni ancora non so bene come funzionino queste cose. Ricordo che mi sono riposato un attimo, che mi sono gustato il suono che fa essere soli in un bosco. Ricordo che mi sono infilato le scarpette e che sono partito senza pensare a niente, e che d'un tratto avevo tutti i sintomi della possessione: gli appigli sembravano più grandi, più vicini, e tutta la fatica che facevo prima nel cercare di collegare assieme i movimenti chiave, era sparita. Quando sono tornato in me ero già in piedi in cima al blocco, con il batticuore non per la fatica, quanto per l'emozione: la Magia si era appena manifestata, ed aveva scelto me, per quell'unico tentativo. 

Ho fatto tesoro della sensazione che solo la Magia sa donare, scoprendo quanto bisogno avessi, in segreto, di percepirne ancora una volta un poco, un assaggio, quel tanto che bastava per continuare a crederci, e a credere che prima o poi, sarebbe arrivata di nuovo, e mi avrebbe scelto. Perchè la Magia è misteriosa, perchè non si può spiegare, non si può forzare. Non si può implorare, non si può controllare.

Bisogna sapere aspettare, ma senza aspettarla.

Bisogna abbandonare le cose a loro stesse, ma senza lasciarle.

Bisogna dimenticarcisi dentro, senza perdersi. 

Bisogna continuare a crederci, senza convincersi della sua esistenza.

Quando sarà il momento giusto, sarà la Magia a venire da te.

Sono sicuro che prima o poi, verrà il momento anche per Coup de Foudre....
dovrò solo essere puntuale : )

3.1.17

Prima di adesso


ADESSO.
Tutta questa ostinazione. Tutta questa ossessione. Tutta questa rabbia, quando non ci riesci. Quando arrivi lì, sul "facile", quando ormai vedi la catena ma non senti più le mani. Perchè fa freddo, troppo freddo per te che sei una schiappa. E ti congeli. E cadi. E dai di matto.

Ma frena: c'è sempre un altro motivo, oltre ai vari motivi, che ti porta a scapocchiare così. Un alibi credibile, un capo espiatorio per tutta quella valanga di insulti. Oggi è si il freddo, ma è anche l'ultimo giorno scalabile dell'anno. L'ultimo del 2016. E' il 29 e già sai che fino a gennaio sarai imbottigliato in mezzo a mille impegni che ti terranno lontano dalla roccia. E tu vuoi finire in bellezza, vuoi la ciliegina sulla torta...ed anche se, dopo qualche giorno riusciresti (forse) a digerire il fatto che non ci sei riuscito perchè ti sei trasformato in un ghiacciolo al quarto spit, adesso bruci di incazzo e davvero non puoi fare altro che farti girare le balle come la luce. Perchè ripensi al tuo anno. A seconda del momento che scegli potresti scegliere aggettivi diversi per descriverlo. Felice. Soddisfacente. Potente. Rocknroll... ma anche pesante. Stressante. Difficile. Esauriente. Più di una volta di sei trovato ad urlare di gioia, più di una volta dalla rabbia. Eppure, se si mette su una bilancia con gli alti da una parte ed i bassi dall'altra non si può che definire un anno IMPORTANTISSIMO. Fatto di traguardi, sul piano personale, su quello lavorativo, ed anche su quello verticale.... e un anno così non si può guardarlo svanire senza fare nulla, senza rendergli omaggio. Con un anno così tocca mettersi sotto, tocca correre, affrettarsi, tocca inventarsi qualcosa di buono. Come quando ti fanno un regalo bellissimo e sai che il tuo, quello che nascondi dietro la schiena, non può competere. Il 2016 ti aveva regalato tante di quelle cose che solo a pensarci ti senti inutile. Ti aveva preso sotto la sua ala che eri ancora scapestrato e spettinato. Ti ha dato le opportunità che aspettavi da anni, ti ha dato consiglio, ascolto. Adesso ti ritrovi con un tetto sopra la testa, la palestra felicemente avviata, delle belle persone intorno. E nascondi il tuo niente codardamente dietro alla schiena mentre l'anno ti spiega che se ne va, che ha fatto il suo e che lascia il suo posto ad un altro.

Ecco perché sei li, al freddo. Cerchi un finale degno, cerchi di esserne all'altezza, di dimostrare che qualcosa mezzo a tutto quel marasma che è la tua vita l'hai meritato. Vuoi salutare l'anno. Il migliore che hai avuto, il primo di cui sai che sentirai la mancanza.

PRIMA DI ADESSO.

Prima di adesso l'hai vista crescere, giorno dopo giorno, evolvendo da un bozzolo fino a diventare una splendida farfalla, e quell'ammasso di legna prese e vernice adesso è la casa di mille alieni. Mille alieni bellissimi. Il fulcro di tutto, il tuo orgoglio...l'ARE51.


E tu con lei lentamente ti eri trasformato, iniziando con la promessa di prendertene cura assieme a Cristiano, ogni giorno come se fosse il primo. 

Non è stato facile. Molte volte hai battuto i piedi, col sole fuori a chiamarti avresti preferito essere altrove, non certo chiuso in palestra, tu che sempre sei scappato verso la roccia al primo raggio di luce. Bene, alla fine l'hai capito, che era molto più importante il pavimento degli spogliatoi lindo e pulito anziché un altra via o un altro sasso nella saccoccia. La roccia può aspettare, l'Area no.

Con la palestra avviata, era arrivato il momento di fermarsi in un posto fisso e di dire addio agli anni di nomadismo estremo, quelli col sacco a pelo sempre pronto, quelli del "un pò qua e un pò là", gli anni randagi. Beh nel 2016 hai fatto anche questo, hai trovato un "posto tuo". 


Per quello che riguarda la scalata, molte sono le cose sono cambiate nel tuo approccio alla roccia. Hai la consapevolezza di dover sfruttare al meglio ogni momento, ogni ora ed ogni raggio di luce, poiché i tempi per prendersela comoda, quelli in cui avevi tutto il tempo del mondo e molti meno pensieri, quelli in cui eri un topo di falesia, quelli in cui "se non è oggi è domani e se non domani il giorno dopo" , lo sai, sono ormai tramontati. Avere meno tempo libero ti ha insegnato ad apprezzarlo di più, ed è proprio per questo motivo che i traguardi raggiunti nel 2016 hanno un sapore diverso...

Ricordi? Ricordi quando prima di adesso era gennaio? C'era il sole, e l'anno iniziava nel migliore di modi, con l'ultimo tentativo su "L'Ultimo dei Moicani", sul monte Amiata?

L'Ultimo dei Moicani, 8B/B+

Ma ricordi quella volta in cui ti sei tuffato nella neve e nell'oceano nello stesso giorno?Quella volta prima di adesso in cui eri ad infrattarti nei canyon di Tenerife, girovagando senza meta tra sassi e piante tropicali, spiaccicando qua e là la tua voglia di scalare, sasso dopo asso, riuscendo a portarti a casa, sanguinante e dolorante, proprio durante gli ultimi giorni, la terza ripetizione di El Guanche?


El Guanche 8B
Oppure ricordi di quella volta quando prima di adesso era Marzo ed eri a Roma, a stringere il top della vittoria al Best Trick Tour di Rock Slave?


Oppure ricordi quella volta prima di adesso era Luglio ed eri in Val Daone ad inseguire un uccellino bisbetico fino in cima alla linea perfetta? Quasi ti cacciano dal contest perchè dicevano che il sasso era troppo alto...!


Ah nonono, aspetta, ricordi quella volta prima di adesso in cui eri stipato infondo ad una grotta e guardavi su, sicuro che da qualche parte si nascondeva la sequenza chiave che ti avrebbe regalato NIRVANA?

NIRVANA 8C+
E agosto in Sardegna? Te ne ricordi? Era prima di adesso, ed eri scappato ancora una volta randagio tra i sassi, in compagnia dei ragazzi della No Limits di Sassari, che ti hanno portato a zonzo per le coste più selvagge, a caccia di roccia.

Randagi senza Gloria 8A
Prima di adesso eri anche a Finale Ligure per il Best Trick Contest. Ricordi il pubblico? Ricordi il top che hai mancato al tentativo flash? Ancora ti brucia, vero?


E quella volta in cui prima di adesso era novembre e col team di Rock Slave eravate andati a riprendere Chiomonte, facendovi strada tra fili spinati e barricate per riportare alla luce le linee che avevo fatto sognare l'Italia del boulder.


E quella volta prima di adesso in cui eri infondo al grottino sulla scogliera, a scervellarti per trovare una soluzione a quel passaggio impossibile? 


Prima di adesso era già arrivato Dicembre e c'era da alzare il volume alla Metropolitan di Perugia con Pump Up The Volume, la sfida a squadre del team SUN FOR CLIMBING....ricordi?


Prima di adesso c'era una giornata di sole all'Elba, una sola per portarsi a casa una delle linee più desiderate da quando non mettevo piede sull'isola....ribaltarsi su quel bordo era stato come scavalcare la recinzione di una barriera mentale, ricordi?

La Fuga 8A
E ricordi quando prima di adesso era il 23 di Dicembre e c'era la festa di fine anno all'Area? Ricordi quanti alieni c'erano? Impossibile contare i loro visi, i loro sorrisi...

Beh è da lì che è iniziata la discesa vertiginosa. Il tempo di riprendersi dalla festa e viene fuori che l'anno è agli sgoccioli. La cosa non ti quadra, la cosa non la digerisci. Sebbene l'avessero preannunciato, tu non sei pronto. Devi spremerti. Inventarti qualcosa al più presto....ed eccoci qua.

ADESSO.

E' il 29. Sei tornato al Mattatoio. E' la prima volta che torni a Camaiore da quando hai casa. Non sei lì per caso: sai che la via la puoi fare. Quella si che sarebbe stata un bel regalo....eppure, il sole si è già girato dall'altra parte, non ti considera più, e tu sei lì a spenzolare, ormai incapace anche di arrabbiarti. Dita gelate. Di nuovo.



IL PIANO B



Ci è voluta una carneficina di pinguini schizofrenici, ma alla fine eccoti là, in catena ad una vera e propria leggenda del Camaiorese, il 29 dicembre 2016....gusto in tempo. Adesso hai il tuo lieto fine, la tua ciliegina sulla torta. Sei pronto per salutare l'anno che ti ha visto crescere, che ti ha accompagnato in tante, mille scoperte, avventure.... Prima di calarti guardi il panorama, e gridi per la gioia di averla scampata ancora una volta, e mentre ti cali giuri a te stesso che non ti caccerai più in una situazione del genere, dove o va tutto benebene o va tutto malemale.....ma infondo lo sai, che stai mentendo, che certe promesse, non sei proprio in grado di farle.....ridici su, è l'unica cosa che puoi farci : )

Buon anno!

L'Inculacani 8B+


Buon anno.

22.11.15

Senza un finale. (parte1)

Parti.


Parti e lo sai che qualcosa è diverso, che qualcosa è cambiato. 


I movimenti sono gli stessi, le prese anche.. eppure sembra tutto così vicino, tutto così possibile. Lo sai, te ne se accorto appena hai staccato i piedi da terra, ma non lo dici a nessuno, nemmeno a te stesso, per paura di essere scoperto, per paura che quella bolla si rompa, che l'incantesimo si spezzi. Continui a scalare e questa volta lo sai che è la volta buona. Sai che ci riuscirai, che appena salirai in cima sarà l'inizio di una nuova era. 


...TAC tac TAC TAC TAC tac tac TAC...

Ti eri ripromesso di non farlo più eppure rieccoti lì a dare il tutto per tutto come se quella serie di appigli fossero la maledetta cosa più importante del mondo.... e per te lo sono. Ancora una volta... di nuovo. Scali, preciso, fluido. La presa. La senti. Il piede. La roccia. Il Silenzio.... tutto si ferma... tutto si ferma, per un attimo.... PER SEMPRE.



E poi sei libero, e poi sei vivo, e poi...... 
...TAC TAC tac tac TAC TAC TAC tac TAC...
...E poi ti svegli.



Lui è Cane. Il mio cane immaginario. Questa tra parentesi è la sua prima apparizione pubblica, in genere tende a non dare molto nell'occhio. E' immaginario (teoria mia e sua, da verificare) perchè nel marasma degli ultimi mesi la mia situazione è del tutto incasinata e lui è costretto a rimanere immaginario. In poche parole finchè non avrò una certa stabilità economica e fisica, tipo una casa con un giardino, e giudizio abbastanza da ricordarmi di dargli da mangiare, lui non può trasformarsi in un cane vero. Costretto nelle sue fattezze invisibili ed immateriali egli convive con me da diversi mesi, e nonostante i nostri frequenti disaccordi abbiamo imparato a sopportarci: la situazione è quella che è, io vedo lui lui vede me ed ignorarci purtroppo, non serve a nulla.. (nel dubbio ci abbiamo provato lo stesso , ma continuiamo a vederci. Punto a capo).


Insomma finché sarà così meglio imparare a convivere civilmente.

Ora: aperta e chiusa la dovuta parentesi legata a Cane, è giunto il momento di spiattellare qua un pò di quel che è successo neglio ultimi 6-7 mesi prima dell'invasione aliena, o meglio, spiegare i motivi per cui ancora non sono riuscito ad aggiornare il Blog.

Ricordo che ci eravamo lasciati che ronzavo in un bosco selvaggio di castagni secolari, alla ricerca di un sasso dimenticato, ficcato nel bel mezzo di quella giungla fatta di muschio e roccia vulcanica. Ho le idee piuttosto confuse su quanto sia accaduto, ma di sicuro ricordo la pioggia, l'umido e soprattutto quella rognosa sensazione di essere sempre osservato, studiato, come se all'interno di quel verde fosse celato chissà quale mistero, difeso da chissà quale tribù indigena.... o forse, era semplicemente una sensazione...



Alla fine tutto è andato liscio, dopo un paio di inforchettate sulla schiena sono riuscito a farmeli simpatici e a conquistarmi la loro fiducia. Dopo aver passato tempo nel bosco ad imparare il loro linguaggio e le loro usanze, mi sono guadagnato il permesso di essere condotto dagli autoctoni nel loro luogo più sacro, là dove si nascondeva il tesoro che da tempo andavo cercando: il sasso dimenticato, misterioso e silenzioso, solitario come un'antica stele perduta nel tempo. Gli indigeni mi hanno dato la possibilità di liberarli dalla maledizione, con fatica ed un pò di fortuna, quel sasso abbandonato è diventato TWENTY CENTURY BOYZ.


Con la salita TCB era giunto il momento di salutare gli indigeni e tornare alla civiltà: quell'ascesa mi avrebbe regalato sogni tranquilli e gloria eterna... ma soprattutto, finalmente, avevo un finale per il mio Blog.

Eppure, l'indomani, un nuovo misfatto avrebbe fatto bruscamente irruzione nella mia vita, svegliandomi una mattina all'alba (11.30 del mattino). 
Incapaci di comunicare con lo strano individuo che da giorni saltellava incessantemente sul nostro piumone, sulla nostra scrivania e soprattutto sulla nostra pazienza, io e Cane decidiamo di assecondarlo liberandolo. Il tempo di aprire la porta e il nostro Alan Parrish schizza fuori finendo per poco sotto la prima auto che passava. Una volta libero egli ci condusse in un logo remoto che scaturiva in me vaghi ricordi ormai rimossi dal mio spettinato inconscio. La dove 10 anni prima mi calavo a piantare spit, sorgeva la linea maestosa e bastarda causa dei miei incubi più ricorrenti, simbolo del mio fallimento e della mia discutibile costanza da arrampicatore "seriale". 

JUMANJI

Questa volta non c'erano gli aborigeni a tifare per me, c'era solo un ROBIN WILLIAM fricchettone stordito, un Cane immaginario, e la voglia di chiudere i conti che per troppi anni erano rimasti in sospeso. Dopo tre lunghi giorni fatti di pellegrinaggio d imprecazioni, eccomi finalmente trovare la giusta condizione mentale.




Alla fine anche Jumanji ha avuto il suo momento perfetto, e adesso, come al termine di un concerto esemplare, ero in catena. Libero ed incredulo. 

Ancora una volta era giunto il momento di tornare alla normalità, sicuro che questa volta, grazie a Jumanji, avrei ottenuto la tanto ambita gloria eterna, con i suoi sogni tranquilli e dolci risvegli.... inoltre, avevo finalmente il finale perfetto per l'articolo sul Blog.

.....ma ancora una volta, mi sbagliavo.


to be continued....